Sdoganiamo il poliedro

Ultimamente ho parlato con tanti professionisti, e di come si approcciano al loro ruolo. Poi giovedì scorso è uscito il primo volume della collana sulla fotografia edito da Nikon e il Corriere della sera “Master di Fotografia”, letto in un fiato, oggi ascoltavo il podcast Hacking Creativity con ospite Andrea Menandro. E c’è un filo conduttore, che è l’essere poliedrici, non fossilizzarsi su un solo settore, essere affamati di nuove sfide. In fondo, penso che tutti i creativi, di base, si annoino più velocemente rispetto la media e che abbiano costantemente bisogno di stimoli diversi, per poi magari tornare sul lavoro precedente con la scintilla che è divampata in un incendio.

Parlo per me, seguo settori molto diversi l’uno dall’altro, e in qualche modo, questa varietà si auto-alimenta a livello creativo. Sembro un’auto full-hybrid.

Ora, sarà stato il 2020, ma finalmente inizia ad uscire allo scoperto e in modo prorompente quello che è sempre stato il mio modo di lavorare e vivere, quello in cui ho sempre creduto per avere risultati, clienti felici, e sopratutto saltare giù dal letto la mattina ed essere felice di fare il mio lavoro!

Un approccio più libero che si sta estendendo anche ai dipendenti: la ricerca di clienti e progetti che appassionino chi deve lavorarci, per avere idee geniali, per potersi sentire sempre sulla cresta dell’onda. Essere fan del progetto.

Non fossilizzarsi ad una singola specializzazione, bensì apprezzare la sperimentazione a 360° e la comunicazione, saper ascoltare e imparare da altri professionisti, compatibili, opposti, di settori totalmente diversi dal proprio. Magari fare anche scambi di ruoli in quei settori e aziende in cui è possibile, mettere le “mani in pasta”, conoscere il flusso, il prima e il dopo. Per avere una visione più ampia.

Assemblare conoscenze diverse, perché porterà a risultati innovativi.

Il semplicissimo “mettersi nei panni degli altri” per valutare e comprendere cosa puoi fare tu per aiutare davvero il tuo collega, il consumatore, il cliente.

L’empatia, che è un super-potere. Osservate come nelle campagne più riuscite, nei prodotti che hanno fatto breccia nel mercato, in fondo c’è un ascolto viscerale dei desideri non esplicitati delle persone, della società.

E poi porsi in modo cristallino ed empatico diventa un catalizzatore di persone affini, con cui pensare e inventare. Avvertite i muscoli più distesi quando lavorate su un progetto impegnativo ma con persone affini a voi?

Link:
Master di Fotografia: nital.it/press/2021/master-fotografia.php
Podcast da non perdere assolutamente: hacking-creativity.com

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